23rd
Die blosse Wahrheit
Ho abitato in diverse città. Ad Ankara lo smog otturava le narici. A Bishkek i poliziotti ti sequestravano il passaporto per chiederti 20 euro. Ma la verità è che non ho mai odiato una città come odio Amsterdam. Odio tutto, ma proprio tutto di lei. Odio i canali e le paperelle. Odio i fiorellini che piantano in primavera. Odio i turisti e le prostitute e i cinema erotici. Odio i coffeeshop. Odio i mattoni a vista che li farei ingoiare a Berlage uno dopo l’altro. Odio Rembraandt e sputerei negli occhi a tutti i suoi autoritratti. Odio Vermeer e le sue lettere e ragazze con l’orecchino di perla. Odio il pane pieno di semi di girasole che sembra di mangiare civaie. Odio i mulini a vento, come già don Chisciotte. Odio le campane della raccolta carta, che sembrano bunker e per infilare una scatola di cartone nella feritoia devi usare il martello pneumatico. Odio le fietsen che sembrano fatte di ghisa per quanto sono grosse e pesante e nonostante ciò costano quanto una bianchi o un legnano. Odio Albert Hijn e Dirk van den Bruck che ti vendono una carne indistinguinbile dalla plastica che l’avvolge. Odio l’aria condiscendente degli olandesi, che è sempre meglio di una sprangata, ma vuol dire comunque: adesso che sei qui t’insegneremo noi le regole di una società benordinata.
Ma più di tutto e soprattutto, odio i loro dottori e dentisti, che sembra abbiano studiato teologia per quanto poco ne capiscono del loro lavoro. E sinceramente spero che gli alieni li rapiscano, uno ad uno, dentisti e dentiste, dottori e dottoresse e se li portino in qualche galassia lontana lontana dove li lasceranno sbranare dal Rankor.