February 2009
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Ho sognato varie cose stanotte, fra cui mia nonna. Verso l’ora della sveglia peró mi ricordo di aver sognato la grande invenzione: un robot umanoide chiamato Jean cui era stato insegnato a riconoscere gli umani come tali e ad odiarli. Ma proprio mentre finivamo di costruire Jean, compariva il robot Chang, che odiava anche lui gli umani, ma era molto molto piú cattivo di Jean, aveva la testa di un uomo barbuto e il corpo di una donna formosa.
Nel sogno mi ponevo il problema: come faranno i robot ad avere sentimenti? Semplicemente, li si dota di un sistema per il riconoscimento dei patterns umani: due braccia due gambe una voce certe reazioni agli stimoli; dopodiché basta impostare delle istruzioni che il computer deve eseguire per far male all’umano di turno. Nel sogno mi sembrava che il vero problema fosse istruire il computer a riconoscere l’umano: andranno bene i clandestini, o solo i regolari? i comunitari tutti o solo i comunitari ricchi? e quelli che provengono da stati col rapporto debito/pil sopra il 106% saranno essere umani anche loro?
Non immaginavo come, ma sapevo che sarebbe successo. Immaginavo il mondo come un organismo sano che mi rigettava, in quanto non per forza dannosa, ma come minimo incongruente.
Perciò, quando qualcuno mi chiede se mi sento più intelligente degli altri, o se (capita) con le mie scelte di vita intendo colpevolizzarlo per le sue, mi mette in un grave imbarazzo. In parte sì, dato che credo sia comune a tutti ritenere che le proprie scelte siano migliori di quelle altrui (altrimenti, è lapalissiano, se ne farebbero di altre, o meglio si farebbero quelle di altri). Ma la base di tutto, delle mie decisioni, del mio sentire qualcosa come sciocca o come intelligente, come giusta o sbagliata, c’è questa inossidabile, invincibile convinzione di essere al posto sbagliato. Di non c’entrare nulla con il mondo, di essere anormale nel senso di patologica, di essere come la gente, per stare bene e avere successo e una vita lunga e felice, non dovrebbe essere.
Per cui, alla fine, sono pienamente d’accordo con Leonardo: diffidate di gente come me.via A casa di Irene
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la politica va avanti, fanno mostre cui non vado, scrivono libri che non leggo, producono cinemi che non vedo, discutono discussioni che non colgo, ballano canzoni che non sento, inventano pillole che non uso, esplorano orifizi che forse non possiedo, inaugurano locali con codici di abbigliamento che non sono in grado di rispettare. piano piano, e neanche tanto piano, vengo emarginato dalla vita morale, civile ed enogastronomica della nazione, dagli antipasti, dagli aperitivi, il mio discorso si sviluppa in assenza di un interlocutore concreto, si gonfia come un soufflè di rospi. Sono la forza extraparlmentare fatta a forma di cristiano, sono la culla dei terrorismi, la sinagoga degli ossessi, la massoneria degli spostati, archeologo di me, e armata.
” —a.i.: alle macchine (via antologia) (via unpalombaro)Se V.S. mi vedesse alcuna volta nel mio studio andare sciogliendo et rivolgendo i libri, so che riderebbe, osservando che mentre io, tratto dalla curiosità, apro alcuno di essi, ho il cuore a studiarne un altro; et come se temessi che quello mi fuggisse di casa, sono astretto da soverchio affetto a pigliarlo, et doppo quello un altro et un altro
Sagredo a Galilei, 30 aprile 1609, da Aleppo
Galilei è nato oggi.