September 2008
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(Death for five voices / La morte a cinque voci)
di Werner Herzog (1995)
Herzog intervista in primo luogo il custode del diroccato castello di Carlo Gesualdo da Venosa per introdurci alla bellezza della sua musica. Le leggende sul suo conto si sprecano: un demone, un diavolo, un folle passionale; sposò una donna che già aveva seppellito altri due mariti, morti per “excess of carnal bliss”; questa lo tradì e lui la fece uccidere assieme all’amante e al figlio, iniettando poi una sostanza conservante nelle vene dei cadaveri, che sono tuttora in mostra in un museo vicino. E poi: masochista e dedito a pratiche di autoflagellazione, morto per infezione dovuta alle ferite, autore di un pranzo di nozze da 1500 invitati, distruttore del bosco intorno al castello come folle gesto di purificazione.
E, sopra tutto, i madrigali mozzafiato, raccolti in sei libri, incredibilmente moderni e arditi per il sedicesimo secolo. Cantati ed esaminati durante il film da due consort famosi nel mondo. Avendo avuto in vita mia la fortuna di cantare proprio uno dei madrigali del film, posso confermare: sono difficilissimi, non hanno nulla a che vedere con la musica di allora. Infatti la loro rivalutazione è recente ed è in gran parte dovuta a Stravinskij.
La poetica di Herzog, dedita alla scoperta della verità ultima (o ulteriore) rispetto ai fatti, funziona bene come al solito: c’è un esorcista zampognaro che purifica le crepe del castello, una comparsata di Milva nei panni del fantasma della moglie di Gesualdo. Ammiccante come sempre allo spettatore: il cinema è finzione, e il documentario assoluto non esiste. Girato in telecamera per la ZDF, sebbene non bello come altri che ho visto qualche giorno fa, DEATH FOR FIVE VOICES è un ulteriore eccellente esempio di drammatizzazione dei fatti. è un assemblaggio di idee semplici e belle, e, aggiungerei, un esempio per chiunque voglia cimentarsi col genere-documentario.
(centraldocinema)